Articoli e storia riguardanti la nostra chiesa di San Vitale Martire

S.Vitale Martire

San Vitale è un martire di Bologna: Lo attesta sant'Ambrogio vescovo di Milano (374-397) il quale nella sua predica exhortatio virginitatis, tenuta a Firenze nel 393, ci fa sapere che Vitale era il servo di Agricola e fu condannato al supplizio insieme al suo padrone.

Vitale subì per primo il martirio. I persecutori, per indurlo a rinnegare la sua fede cristiana, “sperimentarono in lui - così afferma sant’Ambrogio - ogni genere di tormento, così che nel suo corpo non vi era più parte alcuna senza ferite”. Spirò invocando il nome di Gesù.

Col supplizio di Vitale i carnefici cercarono di impaurire Agricola e indurlo ad abiurare il cristianesimo, ma vista l’inutilità di questo ed altri tentativi, lo crocifissero.

Da nessuna fonte antica ci è stata tramandata l’epoca del loro martirio. Tuttavia alcuni studiosi ritengono probabile che Vitale ed Agricola siano state vittime della persecuzione dell’imperatore Diocleziano (284-305).

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La chiesa oggi

La prima pietra dell'attuale Chiesa di San Vitale Martire in Fuorigrotta, un quartiere di Napoli, venne posta il 21 maggio 1952, dopo che oltre un decennio prima era stata demolita quella precedente, un antico luogo di culto.  La prima testimonianza, finora nota, di un luogo di culto intitolato a San Vitale nella zona di Fuorigrotta, risale ad un atto notarile rogato a Napoli l'8 settembre 985, oltre mille anni fa.

La vecchia Chiesa di S. Vitale sorgeva un pò più in là rispetto all'attuale, nei pressi di Largo Lala, e fu nota in Italia e all'estero per avere custodito fino al 22 Febbraio 1939 i resti mortali del poeta Giacomo Leopardi, deceduto a Napoli il 14 Giugno 1837.

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La Chiesa Ieri


La prima testimonianza di un luogo di culto intitolato a San Vitale nella zona di Fuorigrotta, si rileva da un atto notarile rogato a Napoli l’8 settembre dell’anno 985, oltre mille anni fa. Il documento sancisce l’accordo raggiunto da otto fratelli (Basilio, Giovanni, Gemma, Eufemia, Pietro, Teodoro, Anna e Gregorio) nello spartirsi il patrimonio fondiario ereditato dai loro genitori. Ad alcuni di essi andarono le terre che si trovavano “at casa pagana foris gripta” (a Casapagana in Fuorigrotta) e il campo detto “de spatharum iusta santum bitale (delle spade vicino a San Vitale)”, mentre agli altri spettarono le terre di Marano. L’indicazione “iusta santum bitale” è dovuta alla presenza di una Chiesa o Cappella dedicata a San Vitale.

Dagli atti della visita pastorale del 1566 del vescovo Giovanni Matteo Castaldo, si apprende che nel primo trentennio del secolo XVI era rettore e beneficiario della Chiesa di San Vitale a Fuorigrotta don Francesco Siniscalco, al quale successe, nel 1536, il chierico Federico Siniscalco. Nell’elenco delle rendite della Chiesa, riportato dagli atti della citata visita pastorale, si legge che Agostino e Gennaro Russo, eredi di Pascarello Russo, erano tenuti a pagare al rettore sei scudi all’anno, per una terra nelle vicinanze di Fuorigrotta in un luogo denominato San Vitale.

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