La povertà interiore

poverta

Confederazione Mondiale delle Exallieve e degli Exallievi delle Figlie di Maria Ausiliatrice

Vivere la povertà nel quotidiano

Essere persone eucaristiche é saper vivere la povertà nella vita di ogni giorno. Ma cosa intendiamo per povertà? La povertà ha diversi significati. Dal punto di vista materiale significa la mancanza dei mezzi materiali necessari alla vita. Questa povertà si manifesta sotto varie forme: mancanza di un tetto o di assistenza sanitaria indispensabile, mancanza di lavoro, emarginazione sociale dei più deboli, solitudine degli immigrati, disuguaglianza dei salari, mancanza di amare e di una famiglia la cui conseguenza può essere il rifugio nella droga e nella violenza. 

Questo tipo di povertà denigra la persona e non può lasciarci indifferenti. Esiste un'altra povertà, più grave ancora, é la mancanza della dimensione spirituale nella vita. In questo caso si vive e si lavora senza sosta per possedere quello che tanto si desidera: macchina, carriera, lusso, gioielli, materiali tecnici, vestiti di marca, e la vita si muove a questo ritmo. Senza renderci conto ci si sente insoddisfatti perché si pretende di colmare il vuoto interiore con le cose materiali. Questa povertà ha come conseguenza l'insoddisfazione della vita, la perdita di senso, fino ad arrivare alla depressione perché non si riesce ad avere quello che si vuole. Si sente nel profondo dell'essere un "vuoto" che non lascia spazio alla ricerca della felicità. Si cerca la felicità nelle cose esterne quando é dentro di noi. Si ha tutto, dal punto di vista materiale, ma manca l'essenziale: Dio.

Sappiamo che nel profondo del cuore di ogni persona c'è bisogno di dare senso alla vita, di trovare un significato che colmi ogni vuoto. Dove possiamo trovare la risposta? Siamo chiamati ad essere solidali con la povertà e le tristezze altrui. Per rispondere ai bisogni dei nostri fratelli sentiamo la necessità di esseri poveri di spirito. Questa povertà è positiva perché rende la persona libera e autenticamente felice. La povertà di spirito é frutto di un cuore libero dalle cose materiali e disponibile a costruire la comunione cercando il bene comune e testimoniando i valori del vangelo. Dal punto di vista della povertà possiamo imparare molto da Main. Fin dalla sua infanzia ha vissuto la povertà.

Nata e cresciuta in una famiglia di contadini, imparò subito il significato del lavoro per poter sussistere.
Imparò, come i veri poveri, a guadagnarsi il pane attraverso il lavoro dignitoso. Lavorava dal mattino presto fino alla sera sopportando la fatica di ogni giorno. Main ha saputo trasformare il lavoro quotidiano in preghiera, direi in eucaristia. Univa la sua fatica alle sofferenze di Cristo e il suo sguardo costante verso la parrocchia l'aiutava ad essere in continua unione con il Signore facendo dell'Eucaristia una liturgia di vita. Accettò il lavoro e la condizione della gente povera e laboriosa con amore e lo visse con senso di responsabilità. Questa esperienza di lavoro e preghiera l'ha saputa trasmettere alle sue figlie spirituali. Alle sue sorelle insegnava il motto di Don Bosco che fu già di San Benetto: ora et labora.

La sua era una povertà vissuta con gioia, in spirito di accettazione e creatività salesiana e mornesina. Tante volte mancava alla piccola comunità, il necessario sostentamento. In tante occasioni non c'era la farina per fare la polenta.
Main, con creatività e profonda spiritualità, nello stile mornesino, organizzava una bella castagnata e cosi si aveva la gioia di sperimentare lo spirito di famiglia e di trascorrere qualche ora in allegria. Una suora diceva: "Mentre eravamo in tali strettezze da dover soffrire anche un po' la fame, essa era sempre allegra e contenta, e teneva allegre anche noi col pensiero che breve é il patire e eterno é il godere". Essendo povera in spirito, Main si è accorta dei bisogni delle fanciulle più povere di Mornese. Si é proposta un obiettivo concreto: renderle capaci di un lavoro che le aiutasse in una crescita dignitosa. Così é sorto il laboratorio in risposta alle povertà del luogo seguendo i passi di don Bosco, in stile femminile. Main era convinta che nelle mani della gioventù si trovano le risorse per un mondo più umano.

Sapeva promuovere perciò una pedagogia fiduciosa nelle forze interiori delle giovani e nella possibilità di trasformare la persona e la società attraverso l'educazione. "Beati i poveri in spirito". Main non solo ha testimoniato di saper vivere la povertà materiale, ma di essere povera nello spirito. Una povertà nel senso profondo della parola, cioè, di ordine soprannaturale, che riconosce la mano di Dio nella sua vita. La povertà di spirito é il grado massimo dell'umiltà, é la certezza della persona che sa che Dio é tutto. Per questo Maria Domenica domandava alle sue sorelle: "Che ora è"? E rispondeva: "È l'ora d'amare Dio, amiamolo con tutto il cuore". In una lettera indirizzata a Suor Vittoria Cantú, scrive: "Gesù vi dia anche un vero spirito di povertà, di mortificazione della propria volontà e vi mantenga sempre zelanti e fervorose nel servizio del Signore." (L. 56)

Non possediamo proprio nulla davanti a Dio! La povertà di spirito rende capace di distacco. La povertà non é solo privarsi dei beni materiali, ma comprendere che essi sono un mezzo e non un fine. È possedere e, nel contempo, non possedere, cioè essere liberi!. I beni materiali sono mezzi che lo stesso Dio ci ha messo a disposizione fin dalla creazione per lo sviluppo umano e sociale del mondo. Siamo amministratori dei beni, e deve servire ad amare Dio e i fratelli. Nella lettera indirizzata a Suor Orsola Camisassa, Maria Domenica scrive: "Mi dimenticavo di ringraziarti delle L. 100 che mi avete mandato, mi avete fatto proprio piacere, ne ho tanto bisogno con tante spese per i muratori, grazie, grazie" (L. 39). L'utilizzare i beni materiali come mezzo per lo sviluppo personale e il bene sociale aumenta la capacita di amare Dio e le persone. Ma se i beni materiali ci servono per dividerci tra di noi, allora si convertono in strumenti di discordia. 

Il valore della povertà interiore potrà arricchire la nostra società se ci trasformerà in persone generose, capaci di vedere Dio negli altri; creerà un migliore ambiente per le relazioni interpersonali con gli amici, familiari e compagni di lavoro fino a renderci persone dal cuore generoso e grande, persone eucaristiche. Occorrono persone eucaristiche, che trasformino la famiglia, la comunità e la società. Guardando queste persone la società vedrà il Vangelo fatto vita e non solo parola. Esse possono dire come Gesù: "Io sono in mezzo a voi come colui che serve.".
Chiediamo al Signore che ci conceda la grazia di rendere realtà questa preghiera: "Signore, dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quello che posso e la saggezza di distinguerne la differenza".

 

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