San Giovanni Crisostomo

San Giovanni Crisostomo

Chi era colui che l’Oriente cristiano ha soprannominato «bocca d’oro» per i suoi doni poetici nell’espressione della preghiera? Quali aspetti della sua vita possono ancora oggi incoraggiarci? 

La vita di Giovanni ha tre linee direttrici: una capacità eccezionale di spiegare la buona novella del Cristo con passione e con le parole della cultura del suo tempo; un forte accento posto sulle implicazioni sociali del Vangelo; uno sforzo per rendere bella la preghiera comune e per trasmettere la riflessione teologica in forma poetica.

Giovanni nasce ad Antiochia, nell’attuale Turchia, da una famiglia aristocratica. Molto segnato dalla fede di sua madre, studia la Scrittura sotto la direzione di maestri della scuola di Antiochia che cercavano di tradurre il pensiero biblico nelle categorie di pensiero greco, senza perdere il senso originale.

Staccandosi presto da sua madre che lo voleva tenere presso di sé come «monaco in casa», raggiunge la montagna e inizia una vita di preghiera solitaria rompendo completamente con la società. Subentra una crisi di coscienza: fuggire i problemi della società volendo mantenere puro il proprio attaccamento al Vangelo oppure andare nel mondo per trasmettere l’amore di Cristo «amico degli uomini», come amerà poi ripetere?

Alla fine sceglie di uscire dal suo distacco brutale dal mondo e ritorna ad Antiochia dove è ordinato prete nel 386. Diventa famoso per la sua capacità di avvicinare il testo biblico alla vita delle persone e alle loro domande. Talvolta può parlare due ore di fila, tra le acclamazioni e gli applausi del popolo. In risposta al lusso e all’oziosità dei ricchi, sottolinea l’importanza della comunione dei beni, del lavoro, la necessità della liberazione degli schiavi, chiama alla condivisione individuale e collettiva (pensa anche a un piano per abolire la miseria ad Antiochia). La solidarietà, più che l’opera di una buona coscienza, è per lui un sacramento, il segno della presenza reale di Cristo nel nostro mondo. Commentando spesso la frase di Gesù: «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me», concludeva che il povero è un «altro Cristo» e che il «sacramento dell’altare» deve prolungarsi «nella strada» con il «sacramento del fratello».

Nel 397, molto a suo malgrado, Giovanni è scelto, a motivo dei suoi talenti d’oratore, come arcivescovo della capitale dell’Impero d’Oriente. A Costantinopoli, attento al popolo, egli moltiplica gli ospedali e i centri d’accoglienza, annuncia la Buona Novella nelle campagne e anche ai Goti che si sono installati nella regione.
Adotta delle opzioni politiche molto coraggiose, opponendosi al ministro che voleva abolire il diritto d’asilo, poi più tardi proteggendolo dalla sommossa quando, caduto in disgrazia, egli cerca rifugio nella basilica. Cerca di rendere più umile l’alto clero e di ricordare alla corte imperiale le esigenze del Vangelo.

È troppo per i suoi nemici che si coalizzano e che nel 404 lo esiliano in Armenia. Vi resta tre anni in libertà vigilata. Tuttavia la sua corrispondenza, l’afflusso di visitatori, tra i quali molti Antiocheni, inquieta il potere che lo deporta più lontano, sulle rive del mar Nero. Una lunga strada fatta a piedi, stremante. A Comana, esausto, si prepara a morire, indossa vesti bianche, si comunica, prega per coloro che lo circondano e rende lo spirito dicendo: «Gloria a Dio per tutto».

Articolo tratto dal sito: www.taizè.fr

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