I racconti di un pellegrino russo

Tratto dal sito www.esicasmo.it dedicato alla "Preghiera del cuore". (Vedi anche "La preghiera del cuore" di P.Gasparino)

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I Racconti di un pellegrino costituiscono il testo che ha permesso a un vasto pubblico di conoscere la preghiera di Gesù. Apparsa per la prima volta nel 1870, ripubblicata a Kazan' nel 1884, quest'opera anonima ha origini oscure. Forse fu copiata dal padre Paisij (1883), superiore del monastero di San Michele dei Ceremissi a Kazan', da un manoscritto posseduto da un monaco russo dell'Athos.

Secondo altre fonti, verso il 1860 il manoscritto si sarebbe trovato tra le mani di una monaca diretta dallo starec Ambrogio, del famoso eremo di Optina Pustyn'. Tra le carte dello starec sono stati trovati altri tre Racconti, pubblicati in Russia nel 1911. Questi tre ultimi Racconti si distinguono da quelli della prima raccolta per il carattere maggiormente didattico. Essi offrono ai lettori alcuni elementi indispensabili non necessariamente per imitare, ma per seguire il pellegrino nella sua ricerca del cuore. Nella finzione, l'autore è un contadino che si reca a Optina per ricevere l'insegnamento dello starec Macario, predecessore di Ambrogio. L'origine contadina dell'opera, la cui stesura corrisponde alla sua intenzione di fondo in modo così perfetto, è poco probabile.

  I Racconti narrano che il pellegrino, all'età di trent'anni (l'età di Cristo...), avendo perduto tutto, entra una domenica in una chiesa dove ode questa frase di san Paolo: « pregate incessantemente ». L'esortazione lo induce a mettersi in cammino, e sarà d'ora in avanti il suo viatico. Il pellegrino cerca l'uomo che saprà spiegargliene il significato ed insegnargliene la pratica.

Il   «vagabondaggio mistico » narrato dal testo non costituisce un'eccezione. Un piccolo gruppo di persone scelse il nomadismo spirituale per proprio piacere e in una prospettiva ascetica, dato che l'attaccamento a una sede poteva frenare l'aspirazione alla rinunzia totale. Il lettore che accompagna il pellegrino nelle sue avventure e prove - aggressioni di briganti, di un lupo, etc. -   è in grado di scoprire la pedagogia che fa anche di lui un cercatore della preghiera di Gesù. Durante il viaggio, egli ha modo di conoscere la Russia della seconda metà del XIX secolo e di fare la conoscenza di figure degne di un romanzo russo come Le anime morte di Nikolaj Gogol. «Non potendo avere un domicilio fisso, decisi di andare verso la Siberia, fino alla tomba di sant'Innocenzo d'Irkutsk. Ero convinto che nei boschi e nelle steppe della Siberia avrei trovato una solitudine e un silenzio perfetti, così da potermi dedicare all'orazione e alla lettura con maggiore profitto». 

Il  pellegrino finisce con l'incontrare uno starec che, sottoponendolo a una dura ascesi, gli insegna alcuni rudimenti della preghiera di Gesù. Poco prima di morire, il padre spirituale lascia al discepolo un esemplare della Filocalia. Il libro diventa, unitamente alla Bibbia, una riserva di nutrimento spirituale e un sostegno morale del viaggiatore, che d'ora in poi sa verso quale meta volgersi. La luce d'Oriente, sebbene invisibile, fa da guida al suo errare. Al «vegliare e pregare » corrisponde il « marciare e pregare » del pellegrino il quale, sempre più amante della solitudine e del silenzio, accetta con umiltà di aiutare tutti coloro che sentono in lui l'energia di un essere proiettato verso il cielo, di un'icona dell'« uomo del desiderio». Un passo molto notevole chiarisce come la grazia empia il cuore del pellegrino e gli consenta di vedere il mondo con occhi nuovi. La fatica del cammino e il tormento della fame scompaiono grazie all'invocazione del nome di Gesù, che finisce coll'essere tutt'uno con la respirazione. « Se qualcuno mi offende, non ho che da ricordare la dolcezza della Preghiera di Gesù: umiliazione e collera scompaiono, dimentico tutto. Non ho preoccupazioni, non interessi. Alle cure del mondo non concederei uno sguardo. [...] Dio sa che cosa mi sta succedendo! »  Abbandonatosi a Dio, egli s'incammina verso la propria liberazione. Poco dopo il pellegrino avverte nel cuore un piacevole senso di calore e, perché non si tratti di illusione psichica, verifica se tale effetto della continua preghiera sia stato constatato nella Filocalia. Lungo i sentieri di campagna egli scopre in sé uno sguardo nuovo, più penetrante e attento alle cose: «Gli alberi, l'erba, gli uccelli, la terra, l'aria, la luce, tutto sembrava dirmi che ogni cosa esiste per l'uomo, testimonia l'amore di Dio per lui, e tutte le cose pregavano e cantavano Dio e la sua gloria. Così compresi quello che la Filocalia chiama "la conoscenza del linguaggio di tutte le creature'' ».   Nel suo vagabondaggio di preghiera, il pellegrino gioisce dell'unione della propria preghiera con quella del cosmo. Continua è la liturgia cosmica, e lentamente essa si disvela, scompare la cispa che ingrombra l'occhio del cuore, l'alba eterna diventa una realtà... Lo starec Zosima, descritto da Dostoevskij ne I fratelli Karamazov, non dice nulla di più: «...il Verbo è per tutti, per ogni creazione e ogni creatura, poiché ad esso si protende ogni piccola foglia...».

Grazie ai Racconti, la tradizione segreta e monastica della preghiera di Gesù diviene ormai possesso di tutti coloro la cui anima invoca l'Amico.

Primo racconto

(Vedi anche "La preghiera del cuore" di P.Gasparino)

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