Sezione dedicata ad articoli e documenti importanti sul Concilio Vatucano II e sulla Chiesa Cattolica in genere.
L'umiltà fa conoscere all'uomo se stesso e Dio. Come il fuoco riduce in cenere e abbassa le cose alte, così l'umiltà costringe il superbo a piegarsi e a umiliarsi, ripetendo le parole del Genesi: "Polvere tu sei e in polvere tornerai" (3,19).
Il vero umile si ritiene un verme, un figlio di verme e putredine. Il disprezzo di sé (contemptus sui) è la principale virtù dell'uomo giusto, con la quale egli, verme della terra, si contrae e si allunga per raggiungere i beni celesti. La superbia è il più grave peccato davanti a Dio e l'umiltà è la più nobile delle virtù. Essa sostiene con modestia le cose ignobili e disoneste ed è aiutata dalla grazia divina. L'umiltà è paragonata a un fiore, poiché come un fiore essa ha la bellezza del colore, la soavità del profumo e la speranza del frutto. "Quando vedo un fiore - osserva sant'Antonio - spero nel frutto; così quando vedo un umile, io spero nella sua beatitudine celeste".
Tratto dal sito: www.santantonio.org
Nella Croce di Cristo la nostra salvezza
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La croce ci rivela il vero volto di Dio.
Attraverso la passione e morte del Cristo, noi vediamo un Dio in balia degli uomini, inerme, indifeso, «consegnato» alla malvagità, sballottato qua e là, trascinato come un malfattore dinanzi ai tribunali, usato come trastullo, bersaglio degli scherni. Si lascia fare senza opporre resistenza. Ora, sappiamo che il Cristo è l'immagine perfetta, visibile, del Dio invisibile.
Chi era colui che l’Oriente cristiano ha soprannominato «bocca d’oro» per i suoi doni poetici nell’espressione della preghiera? Quali aspetti della sua vita possono ancora oggi incoraggiarci?






