Articoli e documenti ufficiali della Chiesa riguardanti il tema della Verginità e del Celibato.

La continenza per il Regno dei Cieli - Giovanni Paolo II

Tratto dalla catechesi di Giovanni Paolo II sull'amore umano (14 aprile 1982)

Nelle parole di Cristo sulla continenza «per il Regno dei cieli» non c'è alcun cenno circa la «inferiorità» del matrimonio riguardo al «corpo», ossia riguardo all'essenza del matrimonio, consistente nel fatto che l'uomo e la donna in esso si uniscono così da divenire una «sola carne» (cfr. Gn 2,24). Le parole di Cristo riportate in Matteo 19,11-12 (come anche le parole di Paolo nella prima lettera ai Corinzi, cap. 7) non forniscono motivo per sostenere né l'«inferiorità» del matrimonio, né la «superiorità» della verginità o del celibato, in quanto questi per la loro natura consistono nell'astenersi dalla «unione» coniugale «nel corpo».

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La maternità secondo lo spirito - Giovanni Paolo II

Tratto dalla lettera "Mulieris Dignitatem" di Giovanni Paolo II

21. La verginità nel senso evangelico comporta la rinuncia al matrimonio, e dunque anche alla maternità fisica. Tuttavia, la rinuncia a questo tipo di maternità, che può anche comportare un grande sacrificio per il cuore della donna, apre all'esperienza di una maternità di diverso senso: la maternità «secondo lo spirito» (cf. Rm 8, 4). La verginità, infatti, non priva la donna delle sue prerogative. La maternità spirituale riveste molteplici forme. Nella vita delle donne consacrate che vivono, ad esempio, secondo il carisma e le regole dei diversi Istituti di carattere apostolico, essa si potrà esprimere come sollecitudine per gli uomini, specialmente per i più bisognosi: gli ammalati, i portatori di handicap, gli abbandonati, gli orfani, gli anziani, i bambini, la gioventù, i carcerati e, in genere, gli emarginati.

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Il celibato e la verginità per il Regno - Raniero Cantalamessa

La genealogia di Gesù sembra scritta apposta per mettere in luce il posto della verginità nella storia della salvezza.
Per 42 volte si ripete il nome di un uomo che genera un altro uomo: Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, ecc. Nessuna donna vi compare se non incidentalmente a rappresentare il peccato: Tamar, la prostituta, detta dea, l’adultera.
Ma ecco che arriviamo alla fine e tutto cambia. Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. Dalla quale, non dal quale, neppure dai quali. La catena si interrompe, la donna, la quale prima non era nulla, ora è tutto.

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