Il Papa invia 270 famiglie

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Neocatecumenali, 270 famiglie in missione. La gioia con il Papa

(18/03/2016 - Articolo originale della Radio Vaticana)

Grande gioia tra le circa 7 mila persone della comunità del Cammino Neocatecumenale che oggi hanno incontrato in Aula Paolo VI il Papa. Commozione tra le 270 famiglie che partiranno per 56 missio ad gentes nei cinque i continenti. Tutti lasciano una vita conosciuta per seguire la chiamata a testimoniare Cristo nel mondo. Massimiliano Menichetti ha raccolto alcune testimonianze:

 

D. – Dove andrete?

R. – Etiopia. Siamo fiduciosi che Dio provvederà a tutto. Abbiamo già visto nella nostra vita che è stato così e per gratitudine noi andiamo dove Lui ci chiama. Speriamo di portare la gioia di stare con Cristo anche alle persone che non lo conoscono.

 

 R. – Andremo in Nuova Guinea. Non ci rendiamo neanche conto forse di quello che Dio sta facendo con noi. Lui sceglie e noi abbiamo semplicemente dato la disponibilità, sperando che qualcuno possa essere attratto da questo amore e interrogarsi, chiedere come mai si lascia tutto e con i bambini si parte. Speriamo che le persone capiscano che c’è un amore più grande, che c’è una chiamata al Cielo.

 

R. – We are actually…
Il Signore ci ha mandato a portare la luce in Vietnam. Il mio desiderio è che avvenga il miracolo per cui persone che hanno perso la fede, che hanno smesso di credere che Gesù Cristo è risorto, che sia mai venuto, possano trovare un nuovo, diverso modo di vivere, un modo diverso di vedere la vita. La vita è meravigliosa, la vita è splendida… Noi tendiamo molto a utilizzare la vita nel nostro modo egoistico, pensiamo che sia tutto “per  me, chiunque, qualsiasi cosa io faccia, qualsiasi cosa io abbia: è tutto per me”… Quello che spero è che questa luce splenda per altri perché riconoscano che c’è un modo diverso di vivere, che la famiglia non fa male, che i figli non fanno male. Non è doloroso essere padre, non è doloroso essere madre. Il mio auspicio è che ciò avvenga attraverso questa missione - perché la Chiesa ci ha preparati per oltre 15 anni, in modo che siamo capaci veramente di vivere questa esperienza: senza questa esperienza, cosa possiamo dare, cosa possiamo dire? In realtà, non si tratta tanto di quello che diciamo, quanto di cosa “loro” vedono, perché vedendo dicano: “E’ possibile un diverso modo di vita, esiste un modo diverso”. Per questo il mio desiderio è che gli altri vedano che Gesù Cristo è risorto, oggi, che non è una cosa che è accaduta duemila anni fa…

 

D. – Che vuol dire essere testimone in Australia di Cristo?

 

R. – Vivere normalmente come una famiglia cristiana in una realtà molto secolarizzata, le chiese sono vuote. Insieme con la mia famiglia con 14 figli cerchiamo di dare testimonianza che Dio è amore, che possiamo stare in comunione nonostante le nostre povertà, i nostri fallimenti, chiedersi perdono e stare in comunione in Cristo.

 

R. – Hemos sido destinados a Nigeria…
Siamo stati destinati in Nigeria e partiamo con tre figli, di 23, 18 e 16 anni. Ci spaventa un poco l’Africa, per quello che si sente alla radio, nelle notizie, per il terrorismo che è lì presente. Poi, però, siamo molto contenti perché è la volontà del Signore. E’ stato per estrazione e se il Signore ci ha messo lì sono sicura che sarà la cosa migliore: poter dare testimonianza di quello che il Signore ha fatto, attraverso il nostro matrimonio. 

 

D. – Voi avete un bimbo piccolissimo in braccio dove andrete?

 

R. – A Biarritz, al confine tra Francia e Spagna. Portiamo la misericordia che Dio ha avuto nei nostri confronti, la fedeltà del Signore che ci ha accolto. Portiamo la Chiesa che va a evangelizzare e non noi stessi, perché non siamo nulla per poter portare agli altri senza la Chiesa, senza Cristo.

 

R. – Sono figlio delle missioni a Kiev. Lì ho conosciuto mia moglie perché è figlia di un’altra famiglia missionaria che è andata lì. Ora faremo parte di una nuova missio ad gentes in una nuova zona della città dove non c’è nessuna presenza della Chiesa cattolica. Il Signore ci precede, di questo ne siamo certi.

 

R. – Non volevo andare in missione, avevo paura, avevo i miei amici qui in Italia. Poi, però, ho capito che il Signore mi ha donato una luce, una speranza da condividere con il popolo ucraino, perché il Signore è lì che ci ha chiamati per ora.

 

R. – Mi misión serà en el pueblo de…
La mia missione sarà nella contea di Jönköping in Svezia. Sarà una testimonianza delle grazie che mi ha dato il Signore, di come ha trasformato la mia vita e quella della nostra famiglia. Credo sia importante la testimonianza di fede in Gesù Cristo che si può dare in un Paese dove la fede è morta e dove c’è bisogno che sia ravvivata.

 

R. – Andiamo in Austria. Certo che un po’ di paura c’è sempre. Ci sono i figli grandi, però, ho visto che si può entrare nelle difficoltà e risorgere insieme a Gesù Cristo. Come la Pasqua che ci aspetta, si risorge. Ho visto cose concrete nella mia vita. Ho sperimentato che si può entrare nella morte di tante cose e risorgere insieme a Cristo.

 

D. – Cosa porterà con lei di questo incontro con il Papa?

 

R. – È fondamentale per noi, è una conferma nella nostra vocazione e nella nostra missione.

 

R. – A me incoraggia il fatto che questo invio viene dal Papa, viene dalla Chiesa. Non è che un giorno mi sono svegliata e ho detto: “Da oggi diventomissionaria”…

 

R. – L’appoggio, la conferma del Santo Padre.

 

R. – Tanto coraggio.

 

D. – Cosa porterà con lei di questo incontro con il Papa?

 

R. – Io sono una protestante convertita. Non vedevo bene la figura del Papa. Il Signore mi ha veramente toccato il cuore. Oggi, per me è un momento storico della mia vita. Porto nel cuore questa figura che rappresenta Cristo sulla Terra e mi commuove tantissimo.

 

 

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